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A me, come del resto a tutti gli appassionati di calcio, è dispiaciuto moltissimo vedere Nicolò Zaniolo uscire in lacrime dal campo per via di quel brutto infortunio. Dispiace vedere dei ragazzi giovani vivere certi traumi, ancora di più sapendo che sono situazioni che si potrebbero prevenire. Purtroppo nel calcio italiano ancora non si vuole capire che ci sono tante tecniche e tante metodologie che possono favorire la prevenzione di problemi fisici così gravi.

E non parlo di macchinari sofisticati del valore di milioni di euro, ma di tecniche che sono a costo zero. Lavorando a stretto contatto con molti atleti, mi rendo conto sempre di più che questi non curano degli aspetti fisiologici fondamentali per loro, in primis per esempio il respiro.

Prendiamo il caso specifico di Zaniolo: il calciatore della Roma ha l’abitudine di respirare sempre a bocca aperta. Può sembrare un dettaglio da niente, magari può anche far sorridere, ma invece è di fondamentale importanza e può creare dei malfunzionamenti del fisico a livello generale.

La respirazione, insieme ad altri fattori ovviamente, è tra i più importanti aspetti per la prevenzione degli infortuni. Inspirare ed espirare in modo corretto non significa semplicemente riempire i polmoni, oppure farlo in modo diaframmatico.

Esistono delle tecniche specifiche – principalmente metodiche derivanti da studi recenti dei paesi dell’est Europa o quelle millenarie dell’Asia orientale – che permettono al corpo delle cose inimmaginabili, rendendolo molto più forte e resistente, sia al dolore, sia a incidenti traumatici, anche a livello preventivo.

Questo perché una corretta respirazione non fa altro che aumentare la vascolarizzazione. Per cui se un muscolo o il tessuto osseo non è ben idratato, è normale che a una prima sollecitazione importante si rischi un trauma, che può essere osseo o muscolare.

Ciò significa che per noi mental coach o per coloro che conoscono come ottimizzare le prestazioni, si aprono degli scenari nel mondo dello sport, soprattutto nel calcio, dove si usano ancora tecniche obsolete e vecchie di oltre 30 anni. 


Un discorso che vale anche per la riabilitazione. Nel caso specifico di Zaniolo, mi auguro che insieme al protocollo di base (che deve essere seguito), lui possa lavorare anche su altre dinamiche fondamentali per un recupero più rapido, che non deve tenere solamente conto del fisico, ma anche dello stato emotivo. Nel momento in cui ha subito l’incidente, il trauma ha provocato due tipologie di infortuni: uno si è tradotto nella rottura del crociato e un altro in uno shock emozionale.

Quest’ultimo permane nella memoria più profonda, quella a lungo termine e incide sulle convinzioni inconsce, che possono inficiare sui tempi di recupero.

Quante volte abbiamo visto calciatori tornare a correre e giocare, ma non riuscire a essere quelli di prima?

Questo accade spesso e volentieri perché non sciogliendo questo trauma emotivo, i ragazzi perdono di brillantezza e reattività, a causa di una condizione mentale alterata. Per superare queste difficoltà, esistono tecniche che hanno la peculiarità di lavorare sul ripristino dello stato emotivo.

Un lavoro che potrebbe aiutare tutti i calciatori colpiti da gravi infortuni, Zaniolo compreso, a rientrare realmente più forti di prima.